Meglio apparire o piuttosto essere?

Lo psicologo Pierpaolo Matozzo condivide con noi la sua analisi della nostra epoca in questo interessante articolo.

In un’epoca definita fluida, dove la figura paterna è venuta meno e quindi le regole e i valori decadono, la quantità prevale sulla qualità e il tutto e subito sul desiderio … un “condizionamento” a cui siamo sottoposti quotidianamente è: meglio apparire o piuttosto essere?

Nell’epoca appena descritta, l’apparire sembra essere il più gettonato a discapito dell’essere.

L’immagine, d’altronde, è la prima cosa che utilizziamo entrando in contatto con l’altro. 

E’ il nostro bigliettino da visita. Il più delle volte solo per la nostra immagine siamo scelti o rifiutati. Apparire è il mettersi in vista, è l’apparenza, è il far vedere l’esterno di noi.

L’apparire, però, pone un obiettivo esigente e pretenzioso: l’essere perfetti. 

Non è ammesso alcun errore o difetto. Per tale motivo si ricorre a chirurgia estetica, fitness intensivo, palestra tutti i giorni e diete drastiche, ma si diventa anche severi, duri, rigidi con se stessi. 

Il tutto per sembrare belli o belle, “competenti”, efficienti, produttivi... semplicemente perfetti! 

Se pensate a un corpo perfetto, corretto da tutti i suoi difetti attraverso le avanzate tecnologie, accompagnato da un bel volto, all’interno di uno spot pubblicitario, è capace di portare grandi introiti.

L’apparire, quindi, per raggiungere il suo obiettivo si avvale, in modo particolare, della bellezza espressa attraverso il nostro corpo e aspetto fisico.

Oggi si pensa, quindi, che essere belli è una fortuna! Chi è bello/a è automaticamente bravo/a, buono/a, intelligente, popolare. Viviamo in una cultura di idoli e di icone.

Perché c’è questa smania dell’immagine o dell’apparire in un modo diverso da quello che si è realmente?

Apparendo come gli standard che continuamente ci propongono, pensiamo d’essere apprezzati, riconosciuti, non giudicati, rispettati, abbiamo un senso di appartenenza e di uguaglianza. Tutto questo accade perché siamo dei carenti e dei dipendenti. 

Abbiamo bisogno dell’altro per affermarci, c’è un aumento della solitudine e un forte bisogno d’amore e d’esistere. Per soddisfare questi bisogni, quindi, ci mettiamo una maschera e recitiamo un copione obbligandoci a muoverci entro schemi ben definiti che accettiamo per convenienza, senza avere mai il coraggio di rifiutarli, anche quando contrastano la nostra vera natura. In pratica ci illudiamo.

Siamo disposti ad annullarci e a tutto pur d’essere considerati attraverso il nostro apparire, pur d’elemosinare un po’ d’amore, ma cosi facendo diamo inizio all’avvio di una profonda tristezza, insoddisfazione, frustrazione, divenendo vittime di se stessi.

Chi ci sveglierà e potrebbe liberarci da questo inganno? 

Il nostro essere, ovvero la nostra identità, chi siamo realmente, ciò che ci permette d’essere differenti dagli altri, il nostro essere unici, e lo fa ribellandosi, anche in modo violento nel caso in cui si è sordi, alla menzogna a cui abbiamo aderito. I primi campanellini d’allarme sono i sintomi fisici: ansia, nodi alla gola, attacchi di panico, emicranie etc, che ovviamente tendiamo a soffocare e a reprimere finché non saranno intensi da destabilizzarci il precario equilibrio che abbiamo costruito.

Cosa si può fare? 

Amarsi prima di tutto! 

Esistiamo a prescindere da cosa gli altri dicono e pensano di noi. 

La bellezza da cui dipende la nostra immagine è una qualità, non qualcosa con cui ci si identifica: “Io sono, e non Io sono la bellezza!”. 

L’armonia nasce quando vi è un equilibrio tra il desiderio di migliorare la propria immagine e quindi ok una sana alimentazione, fare sport in modo moderato, curare il proprio corpo con massaggi e trattamenti estetici…, e il rimanere se stessi.

Per avviare questo processo di cambiamento, occorre saper dire di No a tutto ciò che va contro il nostro essere, sapendo che questo ha delle conseguenze come la perdita e l’abbandono, ma se do valore a questi pensieri io sarò sempre nella trappola di chi mi vuole condizionare e controllare, altrimenti inizierò il viaggio alla conquista della mia libertà e autenticità.

Questo accadrà solo se ci crediamo, osiamo e non abbiamo paura!

Pierpaolo Matozzo
Psicologo e Psicoterapeuta FSP, 
ricevo su appuntamento in via Lavizzari 10a, Locarno, c/o lo studio medico Gynespa
ricevo su appuntamento in piazza R.Simen 8, Bellinzona e 
in via Beltramina 3 Lugano, c/o lo studio REHA MEDICA SA
Membro ATP
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